Reggiolo è un comune della bassa reggiana ed è posto nella pianura Padana ai confini con la provincia di Mantova. Curiosamente il termine burino nasce da queste parti, infatti i contadini che nel medioevo partivano da qui e arrivavano nello stato Pontificio, venivano etichettati con questo aggettivo. Qualche secolo dopo, il 10 giugno 1959 questa terra ha dato i natali a Carlo Ancelotti. La sua carriera calcistica inizia a Parma, nel 1979 fino ad arrivare alla Roma dove prima vincerà uno splendido scudetto nel 1983, poi si romperà i legamenti del ginocchio.

Contestualmente al Milan arriva Sacchi, il quale dice a Berlusconi: “Presidente se lei mi prende Ancelotti, io le farò vincere lo scudetto”. Il Cavaliere non era molto convinto poichè il grave infortunio patito sembrava lo avesse logorato, sebbene avesse solo 28 anni. Con Doandoni a destra, Ancelotti ed Evani centrali e Colombo sulla sinistra, il centrocampo rossonero divenne una diga impenetrabile. Sacchi ci aveva visto bene e nel 1988 fu scudetto.

Ma la notte di Carletto che ogni rossonero ricorda è il 19 aprile del 1989, semifinale di Coppa dei Campioni di ritorno, avversario il Real Madrid. San Siro è un catino bollente, ma impregnato d’acqua per la copiosa pioggia. Al 18′ su assist di Gullit, Ancelotti avanza palla al piede e fa partire un siluro che gonfia la rete, il prologo ad una meravigliosa cinquina. Nel centrocampo rossonero viene soprannominato “terminaitor”, per la sua consueta audacia. Anche il suo addio al calcio è da lacrime: nella sua ultima partita a San Siro realizza una doppietta al Verona nel giorno della festa per la conquista del  12° scudetto. Con la maglia rossonera, ha vinto due scudetti, due Coppe dei Campioni,due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali.

Nel 1992, all’epilogo della sua carriera nel calcio giocato, inizia quella da allenatore facendo il vice di Sacchi in nazionale, poi si mette in “proprio”. Saranno Reggiana,Parma e Juve le sue prime esperienze dove viene anche criticato e si becca del perdente. Ma il 5 novembre 2001 torna a casa. Dopo l’esonero di Terim il Milan si affida a lui. Sulla panchina rossonera diventa un innovatore, inventa Pirlo come regista basso davanti alla difesa, riesce a far coesistere Rui Costa e Kakà, sebbene Berlusconi non gradisca il suo albero di Natale. In rossonero rimane nove stagioni e vince di tutto. Le due Champions League, Manchester (2003) contro la Juve ed Atene (2007) rivincita contro il Liverpool, sono il suo capolavoro. I giocatori con lui si sentono sicuri e protetti, perchè vedono una sorta di padre, quando le cose non vanno basta che inarchi un sopracciglio per farsi capire. Nel 2009 lascia il Milan con 17 trofei vinti fra l’esperienza da calciatore e quella di allenatore. Chelsea, Psg, Real (con cui vincerà la decima Champions della storia blancos) e Bayern le altre tappe della sua scintillante carriera . Dal 1° luglio 2018 sarà di nuovo in Italia ad allenare il Napoli e il giorno in cui tornerà a San Siro da avversario, tutto lo stadio sarà in piedi per lui, per Carletto Ancelotti, il “burino” di Reggiolo.

fonte: milancafe24.com